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Verticale stabile in 6 mesi: il percorso di Alessandra

2 set
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 4 set


Ti è mai capitato di allenarti sulla verticale da mesi, o addirittura da anni, e sentire che non stai andando da nessuna parte?

Fai gli stessi esercizi da mesi. Non peggiori, ma non migliori nemmeno. E la cosa più frustrante è che nemmeno riesci a capire cosa stai sbagliando, perché su te stesso quella sensibilità sembra non funzionare mai come dovrebbe.

Se ti riconosci in questo, la storia di Alessandra probabilmente ti parlerà da vicino.

Cosa abbiamo ottenuto insieme:

(clicca sul video per avviarlo)


Cosa dice Alessandra del percorso:

(clicca sul video per avviarlo)


Anni di allenamento, ma sempre nello stesso punto

Alessandra è laureata in Scienze Motorie e la verticale la pratica da tanto tempo. Non è partita da zero: si allenava, conosceva gli esercizi di base, aveva già una certa dimestichezza con il corpo.

Eppure si è accorta di essere ferma. Faceva sempre gli stessi esercizi, senza un'evoluzione reale. Aveva anche provato altri percorsi, altri istruttori, ma il problema restava: su se stessa non riusciva a percepire cosa stesse davvero sbagliando.

Nelle prime settimane del nostro percorso, si è sentita quasi tornare indietro: non prendeva la verticale come pensava di saper fare. Non perché fosse peggiorata, ma perché alcuni degli esercizi da cui ripartiva erano impostati sulle basi sbagliate.

Ha dovuto accettare di ricominciare davvero da zero.

Perché allenarsi "tanto" non basta se manca una direzione

Uno dei passaggi più interessanti del percorso di Alessandra è proprio questo: non le mancava la costanza, le mancava un metodo che le dicesse esattamente cosa correggere e in che ordine.

  • Obiettivo chiaro: non la posizione, ma la tenuta. Non basta "prendere" la verticale per un attimo. L'obiettivo è restare fermi e stabili nel tempo e questo richiede un lavoro specifico, diverso da quello che si fa quando si cerca solo l'attimo di equilibrio.

  • Attivazioni coordinate. Il focus è sulla resistenza delle spalle e su un lavoro coordinato di attivazioni tra torace, spalle e bacino: le tre aree che se non gestite insieme, fanno perdere il controllo della verticale.

  • Il lavoro al muro non è solo stare fermi. "Pancia al muro" e "schiena al muro" non sono posizioni statiche e basta: nel nostro percorso includono transizioni, movimenti controllati che insegnano al corpo come raggiungere il punto di equilibrio, non solo come restarci per inerzia.

  • Sezionare, non allenare "la verticale" nel suo insieme. Invece di lavorare sulla verticale intera, si isolano le varie parti del corpo. Apertura delle spalle, posizione del bacino, attivazione del torace, così il corpo impara esattamente cosa fare in qualsiasi momento e situazione.

Questo cambio di visione è stato per Alessandra il vero punto di svolta, anche a livello di percezione del proprio corpo.

Il momento in cui smetti di "pensare" alla verticale

C'è un passaggio che capita quasi a tutti gli studenti seri e che Alessandra descrive molto bene: all'inizio devi pensare a a tante cose contemporaneamente. Le attivazioni, la posizione delle mani, dove spostare il peso. È faticoso, anche mentalmente.

Poi, con la ripetizione delle propedeutiche giuste, quei meccanismi diventano automatici. Non ci pensi più. E lì iniziano ad arrivare le prime combinazioni di movimenti in verticale libera.

Non è magia: è ripetizione mirata, nell'ordine giusto, con una progressione pensata per il suo livello, non per un principiante generico e non per un'atleta di ginnastica artistica, ma per lei.

Se ti riconosci in questo, non sei tu il problema

Se ti alleni da tempo e hai la sensazione di "sapere" cosa fare ma di non riuscire ad applicarlo su te stesso, non è un limite tuo. È molto comune: si ripetono gli stessi esercizi, ci si impegna, ma senza una direzione chiara si continua a girare intorno al problema senza risolverlo davvero.

Non è quasi mai una questione di quanto ti alleni, ma di cosa stai allenando e in che ordine.

Il percorso di Alessandra lo dimostra: in sei mesi, con una programmazione strutturata e un supporto costante, è passata da una verticale instabile a combinazioni di movimenti, arrivando a lavorare in autonomia anche su terreni instabili, senza più bisogno della pareta.

Il prossimo passo

Se ti alleni da tempo sulla verticale, ma senti di bloccato e non riesci a progredire, probabilmente il problema non è l'impegno che stai mettendo. È che ti serve una programmazione costruita sulla tua situazione specifica, non esercizi generici.

Clicca sul pulsante qui sotto e candidati per il percorso di coaching. Svolgeremo una consulenza gratuita dove analizzeremo nel concreto la tua verticale, individueremo gli errori che stanno rallentando i tuoi progressi e capiremo quale percorso seguire per farti avanzare più velocemente e con maggiore controllo.



Cosa dicono i nostri allievi ?






ALCUNI DEI NOSTRI STUDENTI










































































































 
 
 

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