Meglio pancia o schiena alla parete?
- 15 apr
- Tempo di lettura: 5 min
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Se ti alleni da un po’, questa domanda ti è già passata in testa:
“Meglio pancia alla parete o schiena alla parete?”
E magari hai anche già preso una posizione.
Il problema è che quella risposta, da sola, non ti serve a niente.
Perché non c'è una risposta univoca.
Il motivo per cui eviti la pancia alla parete
Partiamo da una cosa molto semplice, ma che quasi nessuno ammette.
La maggior parte delle persone evita la pancia alla parete non per un motivo tecnico.
Ma perché dà fastidio.
Ti senti instabile, il peso va verso la schiena, hai la sensazione di cadere anche quando sei fermo.
E lì scatta il blocco.
Il corpo non è abituato a quella direzione, il cervello non si fida, e quindi torni subito su qualcosa di più “gestibile”.
Tipo la schiena alla parete.
Più comoda, più controllabile, meno stressante vero?
Il primo errore: scegli in base a cosa ti fa sentire meglio
Qui c’è il punto che dobbiamo ammettere.
Non stai scegliendo gli esercizi in base a quello che ti serve.
Li stai scegliendo in base a quello che ti fa sentire meno in difficoltà.
E questo è esattamente il motivo per cui ti blocchi.
Perché nella verticale, quello che eviti… è spesso quello che ti serve di più.
Schiena alla parete: utile, ma non basta
Chiariamo una cosa subito.
Allenarsi schiena alla parete ha senso.
Non è un errore.
Il problema è quando diventa l’unica cosa che fai.
Perché lì il corpo si abitua a stare “in appoggio”.
Non impara davvero a gestire l’equilibrio.
Non impara a lavorare in sbilanciamento.
E quando poi provi a staccarti, succede sempre la stessa cosa:
sali, perdi il controllo e scendi.
Oppure non riesci proprio a lasciare la parete.
Non è mancanza di forza.
È mancanza di alcuni step fondamentali che hai voluto evitare.
Pancia alla parete: è scomoda, ma è lì che inizi a capire

La pancia alla parete ti mette in una situazione che non puoi controllare compensando come schiena alla parete.
E proprio per questo ti costringe a sviluppare qualcosa di nuovo.
Inizi a sentire il peso che va verso la schiena.
Inizi a usare davvero le dita.
Inizi a capire dove sei nello spazio.
Non è piacevole all’inizio.
Ma imparando a sbilanciare il corpo gradualmente, senza lanciarsi e sbloccare la discesa di sicurezza, ti permetterà di sviluppare fiducia in te stesso e ti sentirai molto più sicuro.
Il punto che manca: non è una scelta tra due cose
Qui molti si incastrano.
Pensano che ci sia una risposta giusta.
“Fai questo, non fare quello.”
Ma la verticale non funziona così.
Non esiste un esercizio che ti porta da zero a libero.
Serve un insieme di lavori che si completano tra loro. E' un gioco di strategia, proprio come gli scacchi. Bisogna creare delle solide basi per poi permettere al corpo di progredire con l'apprendimento.
Se ne togli uno, crei un buco.
E quel buco prima o poi ti blocca.
Il pezzo che quasi tutti saltano: il lavoro su rialzo

C’è un elemento che viene ignorato troppo spesso.
Il lavoro su rialzo.
Box, tavolo, blocchi.
Non sono una scorciatoia.
Sono il passaggio che collega tutto.
Ti permettono di:
lavorare sullo sbilanciamento senza andare in panico
capire le attivazioni
costruire controllo prima di essere completamente libero
Se li salti, ti manca proprio il collegamento tra gli esercizi alla parete e la verticale libera.
E infatti poi ti senti “perso” quando provi da solo.
La verticale libera non è dove impari ma è solo un risultato

Altro punto che devi chiarire.
La verticale libera non è l'esercizio che ''ti fa imparare la verticale''.
È il posto dove verifichi.
Se ci arrivi senza basi:
fai tentativi casuali
non capisci cosa succede
non riesci a replicare
Se ci arrivi preparato, cambia tutto.
Ogni tentativo ha senso.
Ogni errore riesci a riconoscerlo.
Ogni miglioramento è costruito con consapevolezza, non casuale.
Quindi come si mette insieme tutto questo?
In modo molto semplice.
Non devi scegliere tra esercizi.
Devi combinarli.
Pancia alla parete per sviluppare percezione e controllo dello sbilanciamento
Schiena alla parete per lavorare su linea e attivazioni
Rialzo per abituarti ancor più allo sbilanciamento e per imparare a frenare
Libero per testare
Questo è il quadro.
Poi va adattato.
Perché non tutti hanno lo stesso problema.
Ed è qui che molti si perdono quando praticano da soli.
Devi individuare i tuoi errori per poter lavorarci su per correggerli
Individuando innanzitutto i tuoi veri errori attuali, puoi capire quali esercizi ti saranno più utili per rinforzare i tuoi punti deboli e costruire delle solide basi per progredire
è quindi importante sapere:
quali esercizi ti servono di più adesso
cosa devi sentire mentre li fai
cosa stai sbagliando
altrimenti rimani fermo.
E questo è quello che succede nella maggior parte dei casi.
Ti alleni.
Ma non migliori.
Se vuoi uscire da questa situazione
Hai due strade.
Continuare a provare da solo, cambiando esercizi ogni tanto.
Oppure avere una direzione chiara.
Se vuoi capire esattamente cosa ti manca e come lavorarci sopra, puoi candidarti per il percorso di coaching. Svolgeremo una consulenza gratuita per vedere il tuo livello reale, analizziamo dove si blocca tutto e capiamo la strategia necessaria per te per progredire.
Perché alla fine il problema non è che non ti impegni.
È che stai lavorando senza una struttura precisa.
Il nostro percorso di coaching non nasce per “fare più tentativi”, ma per farti uscire dalla fase di stallo con un metodo chiaro e una guida passo passo, costruita sulle tue reali necessità.
Nel tempo abbiamo aiutato centinaia e centinaia di allievi anche partendo da 0, che avevano ancora paura di cadere ed in questa pagina puoi vedere alcuni esempi. Ma anche coach di fama internazionale, hanno intrapreso il nostro percorso. Persone con anni di esperienza, che avevano già provato protocolli, esercizi e approcci diversi. Non perché mancasse loro la voglia o la disciplina, ma perché mancava una struttura davvero efficace e personalizzata. Con il nostro lavoro sono riusciti a fare quell’ultimo salto di qualità e a raggiungere obiettivi che, da soli o con strategie errate, continuavano a non ottenere. Come ad esempio Zack Height coach americano:
Oppure Taylor, coach ed atleta di fama internazionale:
Questo non significa che il percorso sia riservato agli “esperti”. Al contrario. Se funziona per chi ha già provato tutto, immagina cosa può fare per te, che magari sei appassionato, ti alleni con costanza, ma senti di essere sempre nello stesso punto.
Qui sotto trovi anche le testimonianze e i prima e dopo di persone normalissime, non professionisti, che hanno semplicemente smesso di improvvisare e hanno iniziato a lavorare nel modo giusto.
Se vuoi capire se questo percorso è adatto a te, candidati ora. Valuteremo insieme la tua situazione e costruiremo un lavoro su misura, con un unico obiettivo: farti progredire davvero.
ALCUNI DEI NOSTRI STUDENTI
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